Consulenti finanziari, un passo avanti per la tutela degli investitori che cercano un approdo sicuro
Da più parti (e da anni) si chiedeva la riforma del settore degli intermediari finanziari. Evidenti i rischi di contaminazione e abusivismo e quasi insormontabili le difficoltà di controllo da parte della Banca d’Italia. Un giro di vite, dunque, era quasi inevitabile. Ora il governo ha messo mano alla materia. Il ministero dell’Economia ha redatto una bozza di decreto (ora in consultazione) che metta un po’ d’ordine al comparto. Anche alla luce della terza direttiva comunitaria recepita nel decreto antiriciclaggio 231 del 2007 che estende gli obblighi di segnalazione di operazioni sospette all’universo mondo di chiunque maneggi denaro a qualunque titolo, siano essi orafi, cambiavalute, avvocati o agenti immobiliari. Del resto l’estrema attenzione con cui la politica sta seguendo l’evoluzione del settore è testimoniata dalla prossima audizione alla Commissione antimafia (12 maggio) del responsabile di Bankitalia del servizio supervisione sugli intermediari specializzati Roberto Rinaldi. Ma che cosa cambierà in concreto nel settore? Almeno tre cose. La prima è quella che più contraccolpi provocherà al settore: i mediatori creditizi non potranno più essere persone fisiche. Vale a dire che dovranno recarsi da un notaio e registrare una società. Non basta: dovrà essere una società ben capitalizzata (120mila euro). Ma perché è così importante la trasformazione delle persone da fisiche a giuridiche? Apparentemente per razionalizzare e rendere possibili le verifiche e i controlli.Imporre loro di raggrupparsi in aziende di certe dimensioni e poi dettare regole volte a rendere evidente come ognuna di queste aziende abbia essa stessa controllato i meccanismi antiriciclaggio attivati all’interno dei processi imposti al proprio personale.Bisogna indicare tassativamente come debba essere svolto il controllo aziendale, sfruttando la presenza di queste regole interne. In altri termini deve essere chiaro chi ne deve controllare gerarchicamente il rispetto e chi deve (e come) verificare che questo controllo di primo livello sia avvenuto correttamente. Il secondo cambiamento significativo riguarda gli agenti in intermediazione che avranno obbligo di monomandato. In altri termini non potranno più squadernare di fronte ai clienti un catalogo prodotti di diverse aziende.Questo sta provocando più di un mal di pancia agli operatori che, proprio sulla varietà dei listini basano il proprio impianto retributivo (costruito a provvigione). Uno degli argomenti del dissenso è la crescente brokerizzazione e la tendenza al multimandato presente in altri settori a cominciare da quello assicurativo. Quanto all’introduzione di un esame per la verifica dei requisiti di professionalità, all’obbligo di formazione periodica e all’Organismo che dovrebbe presiedere alla tenuta degli elenchi previsti dalla norma, le obiezioni si stemperano. Del resto, come si sa, gli esami non finiscono mai.
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