La detrazione degli interessi passivi sui mutui procede quest’anno in ordine sparso. Nell’attestare gli interessi pagati dai mutuatari nel 2009 non tutte le banche hanno considerato, o quantomeno specificato sulla documentazione, i rimborsi elargiti ai clienti per conto dello Stato. Somme restituite agli intestatari dei mutui a tasso variabile o misto, in virtù del provvedimento anticrisi del governo che poneva un tetto al 4% per tutte le rate in scadenza lo scorso anno. Rimborsi che gli istituti di credito hanno ormai pressoché riaccreditato a tutti gli interessati, che dovrebbero quindi andare a ridurre la quota interessi inizialmente pagata da portare in detrazione. Ma in mancanza di un documento di rettifica il contribuente, come d’abitudine, potrebbe allegare al 730 solo le quietanze eventualmente ricevute mensilmente, non considerando i rimborsi, rischiando però di incorrere in futuro in un accertamento dell’Agenzia delle entrate. E per correre ai ripari, al contribuente – qualora non l’avesse ricevuta – non rimane che chiedere alla propria banca la certificazione riepilogativa, con il rischio però di dover pagare fino a 30 euro per il necessario “pezzo di carta”. Una problematica che poteva invece essere risolta imponendo tempestivamente alle banche il rilascio di una rendicontazione gratuita omogenea, con tutti i necessari dettagli.
In realtà uno schema riepilogativo standard già esiste. In un accordo del 2008 l’Abi e la consulta dei Caaf avevano definito le informazioni da riportare nell’attestazione degli interessi rilasciata ai fini fiscali. Peccato, però, che lo schema non sempre viene seguito alla lettera. Nonostante molte banche si siano adeguate per l’apposizione del visto di conformità, continueremo ad accettare ogni forma di documentazione, anche quella che non specifica il recupero degli eventuali differenziali. Anche perché non lo possiamo verificare.
Ma le difficoltà per i Caaf e, prima ancora, per i contribuenti non si limitano alla sola detrazione degli interessi sui mutui. Da anni i centri di assistenza fiscale reclamano anche con l’Ania per definire una modulistica uniforme per aiutarli a decifrare più agevolmente la disciplina fiscale applicabile al premio assicurativo che il contribuente porta in detrazione (vedi tabella in pagina). Un ginepraio in cui non sempre è facile districarsi. E dopo una serie di riunioni l’Ania ha partorito nel novembre del 2008 una timida circolare che invitava gli associati a redigere uno schema di comunicazione standard per consentire l’individuazione delle diverse componenti del premio in funzione delle varie coperture prestate. Ma tra le compagnie l’invito è stato accolto favorevolmente solo da qualche mosca bianca. E l’eterogeneità della documentazione continua a essere la regola.
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