La prima cosa da fare, per avere un prestito o un mutuo dall’INPDAP, è un’attenta valutazione del nostro “profilo di rischio”, un’ulteriore valutazione che occorre aggiungere a quelle fatte precedentemente rispetto alla rata sopportabile all’interno del nostro conto economico e che deve rispondere a questa domanda: quale rischio siamo disponibili a sopportare? Generiche affermazioni quali “alto”, “medio”, “basso” non sono assolutamente sufficienti, perché in gioco c’è la percezione di ognuno di noi.
Per ottenere un prestito INPDAP per dipendenti statali o pubblici la cosa opportuna è avere chiaro quale e quanto è grande il rischio che ci sentiamo di affrontare. Ricordiamo che alcuni prestiti INPDAP trasferiscono le oscillazioni dei tassi cui sono indicizzati sull’importo della rata, altri invece sulla durata del mutuo.
Perché occorre individuare con precisione il rischio? Proviamo a immaginare due risparmiatori: il primo afferma di essere disponibile ad assumersi un basso rischio di variazione dell’importo della rata, il secondo si dichiara invece disponibile ad assumersene uno alto. Apparentemente è tutto chiaro, ma davanti a un possibile aumentodi 100 euro al mese, i due possono avere reazioni opposte. Il primo risparmiatore ritiene la cosa accettabile perché il suo timore era riferito ad aumenti molto più forti; il secondo la considera invece appena accettabile perché la sua scala di valori era riferita a oscillazioni di valore molto più basso.
Un secondo aspetto che è opportuno valutare è quello relativo al tipo di supporto che desideriamo dall’operatore cui ci rivolgiamo (e conseguentemente la rata) è fissa per tutta la durata del prestiti INPDAP. Normalmente il tasso applicato è determinato in base ai tassi Irs con medesima durata del prestito, ma in alcuni casi le banche comunicano direttamente un tasso complessivo. È il finanziamento sicuro per definizione e, contrariamente a quanto normalmente avviene, è risultato anche economico.
