Quando il nome non conta. Nel mercato dei conti correnti vi sono prodotti che – pur non rientrando nell’ambito del servizio bancario di base o del c/c semplice – hanno caratteristiche similie anche qualche servizio in più. Ad esempio c’è il “conto corrente Arancio” di Ing direct: un prodotto a zero spese (bolli gratuiti con accredito di stipendio o pensione o con un saldo trimestrale di almeno 3mila euro) che offre una operatività illimitata. Rispetto al c/c semplice ha, in più, libretto di assegni, carta di credito e accesso a finanziamenti. Non prevede interessi ma si può agganciare a “conto Arancio” che offre il 2,5% annuo lordo, fino al 30 aprile 2011. Essendo un conto online,è necessario avere un po’ di dimestichezza con il pc.
Stessi requisiti occorrono per il “conto Fineco” (canone mensile di 5,95 euro che è azzerabile secondo le operazioni eseguite e che remunera i depositi al tasso dato tra la differenza tra l’Euribor a 1 mese e 0,25%) e per Webank, il cui “Conto zero spese”, operazioni illimitate, rende il 3% lordo (in promozione fino al 20 maggio) se si vincolano le somme per 12 mesi. Tornando allo sportello si segnala il conto “Cariparma senza spese più”: zero spese con una giacenza liquida (media trimestrale) di almeno 3mila euro (al di sotto si paga un canone trimestrale di 14,7 euro). Il “conto Bnl Revolution”non ha canone se il cliente utilizza il servizio di home e phone banking, mentre costa 6,90 euro al mese se si utilizza lo sportello. E poi ci sono le carte conto: sembrano prepagate ma includono i servizi base di un c/c. Tra queste Mps (carta Spider) Intesa Sanpaolo (carta Superflash), UniCredit (Genius card), Banca Popolare di Vicenza (carta c/conto) e Chebanca! ( Conto tascabile). Il canone annuo, se non si fanno operazioni extra, va da 10 a 15 euro.