Decisioni prese nei palazzi del potere economico possono determinare la nostra vita, riperquotendosi sulle aliquote dei nostri mutui e prestiti personali. In che modo? Vediamo come funziona nel dettaglio.
Il Tasso di sconto è l’aliquota di interesse imposto dall’autorità monetaria sulle operazioni di risconto effettuate dalla banca centrale al fine di finanziare il sistema bancario. In Italia le operazioni di risconto hanno perso gran parte della loro rilevanza a favore di altre modalità di finanziamento del sistema bancario, quali le operazioni di anticipazione su titoli e le operazioni di pronti contro termine. Le prime sono generalmente effettuate per iniziativa delle aziende di credito che ne hanno necessità, mentre le seconde vengono offerte dalla Banca d’Italia in funzione del governo della liquidità.
La modifica del tasso di sconto si accompagna generalmente con la modifica del tasso sulle anticipazioni e in ogni caso mantiene il valore di un segnale trasmesso al sistema bancario e ai mercati finanziari in merito alla direzione in cui l’autorità monetaria intende orientare la struttura dei saggi di interesse. In particolare, quando il tasso aumenta significa che l’autorità ha deciso una cosiddetta “stretta creditizia” e quindi di ridurre il credito alle banche; per conseguenza, queste ultime aumentano gli interessi sui prestiti dei propri clienti e l’intero sistema ha difficoltà a trovare il credito. Al contrario, a seguito di una diminuzione del Tasso, con i prestiti elargiti a banche e privati questi aumentano gli investimenti e i consumi, insomma ottenere un prestitoo un mutuo costa meno (basso costo del denaro).
Nel 1999 il Tasso Ufficiale di Sconto è stato sostituito dal Tasso Ufficiale di Riferimento.